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L’autolettura dei contatori di gas e luce è fondamentale per mantenere un profilo di consumo rispondente alle reali abitudini domestiche.

I fornitori di gas come di energia elettrica non sono infatti spesso in grado di ottenere informazioni aggiornate sui consumi effettivi, emettendo così le loro bollette in base a quelli stimati.

Una prassi che spesso penalizza gli utenti, costretti a versare importi decisamente esorbitanti rispetto ai consumi reali. Se il calcolo della bolletta sulla base di consumi stimati si protrae infatti per un lungo periodo di tempo, la differenza con i consumi effettivamente realizzati può diventare molto consistente.

La stangata può così arrivare nel momento in cui la procedura viene interrotta dalla verifica del contatore da parte del fornitore e dal conseguente raffronto tra importi addebitati e importi realmente dovuti. Se risulta che al cliente siano stati addebitati importo maggiori del dovuto, egli riceverà un rimborso.

Ma se gli importi già pagati, invece, erano inferiori a quelli realmente dovuti, al cliente verrà recapitata la famigerata bolletta di conguaglio, con cui il fornitore richiederà la somma corrispondente alla differenza tra gli importi pagati in base ai consumi stimati, e quelli ancora dovuti, per i consumi realmente effettuati. E si parla di una bolletta decisamente salata, spesso di diverse centinaia di euro.

In verità le nuove tecnologie e i moderni contatori elettronici dovrebbero agevolare non poco la lettura dei contatori che oggi, per quanto riguarda l’energia elettrica, è possibile effettuare anche a distanza, via internet, secondo una modalità chiamata telelettura.

Questo solo in teoria, perché poi nella pratica sono ancora poche le aziende in grado di leggere i contatori a distanza. E allora per autotutelarsi meglio procedere con l’autolettura. In caso di vecchi contatori tradizionali, è sufficiente appuntarsi il numero mostrato nell’apposita finestra, limitandosi solo alle cifre che precedono la virgola.

Sui contatori elettronici di ultima generazione, invece, occorrerà premere più volte il tasto accanto al display, sino a visualizzare la dicitura lettura periodo corrente.

Per quanto riguarda il gas, in caso di contatore di vecchia generazione bisognerà dare un’occhiata ai numeri indicati in una stringa simile ad un contachilometri: le cifre da comunicare al fornitore sono quelle indicate sul display a fondo nero, prima della virgola.

In caso di contatore elettronico è necessario accendere il display premendo il pulsante di attivazione. Con lo stesso pulsante bisognerà poi scorrere il menu fino a visualizzare i consumi del gas: anche in questo caso le cifre da comunicare sono quelle che compaiono prima della virgola.

Aumenta la bolletta dell’energia elettrica per gli italiani anche se, con una crescita dell’8.8% negli ultimi otto anni, il nostro Paese è quello che ha registrato l’incremento più basso in Europa.

Dalla fotografia scattata dal Centro Studi Impresa Lavoro, che ha analizzato l’andamento nel Vecchio Continente dal 2010 al 2018 dei prezzi medi dell’energia energia elettrica per uso domestico, emerge che le famiglie italiane spendono annualmente in media 634 euro.

Il costo per kWh, si legge nel report, è passato da 0,1943 del 2010 a 0,2114 euro per kWh del 2018 per un consumo medio per famiglia, nell’anno scorso, di 3.000 kWh.

Dalla rielaborazione dei dati Eurostat emerge che l’aumento del costo della bolletta dell’energia elettrica è abbastanza generalizzato all’interno dell’UE. E, come detto, tra le Nazioni che hanno fatto registrare in otto anni un aumento, l’Italia è quella con la percentuale minore.

Gli aumenti più rilevanti si registrano in Lettonia (+45,1%), Belgio (+44,2%), Estonia (+40,1%) e Portogallo (+39,7%). Nel Regno Unito il costo della bolletta dell’energia elettrica è cresciuto del 38%, in Spagna del 35,8%, in Francia del 34,7%, e in Germania del 24,4%.

Sei Paesi in cui il costo dell’energia elettrica domestica è diminuito. Si tratta del Lussemburgo dove si è registrato un decremento del 3,2%, nei Paesi Bassi del 4%, in Slovacchia del 4,1%, in Lituania del 7,5%, a Malta del 21,5% e in Ungheria addirittura del 31,6%.

L’Italia, però, si conferma tra i Paesi europei dove l’energia costa di più. Solo in Danimarca, Germania, Belgio, Irlanda, Spagna e Portogallo è più cara di noi. Sul prezzo finale pesano non poco tasse e accise nel nostro Paese incidono per il 36,1. L’incidenza delle imposte è più elevata solo in Danimarca (66%), Portogallo (55,2%), Germania (54%), Slovacchia (40,9%) e Austria (37,2%).

In questo scenario, tra meno di un anno, calerà il sipario sul mercato tutelato e si aprirà la stagione della piena liberalizzazione. Dal primo luglio 2020 cesserà infatti la fornitura di energia con condizioni contrattuali ed economiche definite dall’Autorità per l’energia e l’ambiente (Arera) per i clienti finali di piccole dimensioni (famiglie e imprese) che non hanno ancora scelto un venditore nel mercato libero.

I consumatori, con l’abolizione delle tariffe elettriche e del gas del servizio di maggior tutela, dovranno dunque effettuare il passaggio scegliendo tra le offerte disponibili quella più adatta alle loro esigenze.

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Elettricità e gas, si cambia: mercato tutelato addio, si va verso la totale liberalizzazione. E’ stata fissata al primo luglio 2020 la fine dei servizi di tutela per l’elettricità e il gas.

Da quella data, quindi, cesserà la fornitura di energia con condizioni contrattuali ed economiche definite dall’Autorità per l’energia e l’ambiente (Arera) per i clienti finali di piccole dimensioni (famiglie e imprese) che non hanno ancora scelto un venditore nel mercato libero.

I consumatori, con l’abolizione delle tariffe elettriche e del gas del servizio di maggior tutela, dovranno dunque effettuare il passaggio scegliendo tra le offerte disponibili quella più adatta alle loro esigenze.

In pole position c’è Union Gas e Luce, azienda campana, con sede ad Aversa, diventata in pochi anni riferimento di settore per la qualità e l’affidabilità dei servizi.

La prossima tappa del 2020 completa di fatto un processo avviato dal decreto Bersani del 1999 che ha dato il là alla liberalizzazione del mercato. Il decreto, che recepiva le indicazioni della direttiva comunitaria del 1996 volta alla creazione del Mercato Unico dell’energia in Europa, ha portato ad una graduale liberalizzazione delle attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica.

Dal luglio 2007 il mercato dell’energia in Italia è di fatto liberalizzato: ogni fornitore può decidere di entrare sul mercato in qualsiasi momento e gli utenti possono liberamente decidere a quale fornitore rivolgersi.

Dal 2020, con la chiusura del mercato tutelato, sarà completato definitivamente il passaggio al libero mercato, dove il prezzo si forma liberamente dall’incontro tra la domanda e l’offerta di energia elettrica e gas e si può così scegliere tra diverse alternative.

Un’opportunità già capitalizzata da Union che, grazie ad un’articolata e capillare rete di punti ascolto, riesce a garantire un servizio di consulenza sempre più personalizzato.

Spetta ora al ministero dello Sviluppo Economico chiarire come avverrà nel dettaglio la transizione verso il mercato libero e rafforzare gli strumenti di tutela. Sono circa 19 milioni i clienti ancora sotto tutela solo nell’elettrico a fronte dei quasi 37 milioni complessivi (di cui 29,4 milioni domestici).

Il Mise dovrà anche adottare il decreto che istituisce l’albo dei venditori di energia elettrica, in modo analogo a quanto già avviene per il gas, per disciplinare il mercato libero e fissare dei requisiti minimi per gli operatori.

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“Milleculure nasce come impegno per Napoli, una città dalla quale io, come tanti altri campioni dello sport, abbiamo ricevuto tantissimo. Qualche anno fa ho sentito forte il bisogno di fare qualcosa per Napoli e i napoletani, e così mi sono messo in gioco, coinvolgendo altri amici animati dallo stesso desiderio”.

Tutto inizia nel 2012. Di ritorno dalle Olimpiadi di Londra, dove aveva appena conquistato due medaglie, Diego Occhiuzzi inizia a pensare alla sua Napoli e al suo popolo. “Avevo ancora negli occhi la passione e il calore di quella gente e ho capito che, stavolta, toccava a me. Ho contattato un po’ di amici e siamo partiti”. Milleculure è il primo esempio in Italia di società sportiva che, prima ancora dei risultati, insegue e realizza il valore sociale dello sport.

Se la sente di fare un primo bilancio delle attività di “Milleculure”?

E’ un bilancio sicuramente esaltante. Lavoriamo da anni nel segno dello sport, cercando di diffondere valori e principi importanti che rappresentano una guida sicura per i nostri giovani. Per quattro anni, ad esempio, abbiamo organizzato il villaggio dello sport, un’esperienza straordinaria, molto coinvolgente. Con Milleculure lo sport è alla portata di tutti, è questo il nostro primo obiettivo.
Poi è nata la palestra di Soccavo.
Sì, una sfida straordinaria. Abbiamo puntato su un quartiere a rischio con l’obiettivo di garantire un riferimento sano soprattutto ai ragazzi più ai margini. Ma, sia chiaro, ci siamo anche per chi non ha nessun problema, che poi rappresenta la stragrande maggioranza di queste realtà. In quattro anni siamo diventati riferimento di tanti ragazzi. Chiediamo il pagamento di una retta minima mensile di 25-30 euro, ma solo per chi può permetterselo. Quest’anno il Comune ci ha indicato circa 200 persone con problemi di varia natura che, naturalmente, non pagano nulla.

Riuscite ad autofinanziarvi, a mantenervi da soli?

Sì, ora sì. All’inizio io e Patrizio (Oliva, ndr) ci abbiamo rimesso un po’ di soldi, ma è stato bellissimo vedere crescere il nostro progetto. Ora, grazie anche all’aiuto dei privati, come Union Gas e Luce, siamo autonomi. L’azienda di Aversa è un partner fondamentale, un riferimento importante per le nostre attività. La risposta entusiasta del territorio è sempre la cosa più importante, la spinta giusta per andare avanti.

Da campione dello sport sente il peso di dover essere un riferimento per tanti ragazzi a rischio?

Vogliamo essere un punto di rifermento, il nostro obiettivo è questo. Ma ci tengo anche a sottolineare che certe realtà, anche se alle prese con tanti problemi, sono vive. Ci sono giovani forti e sani che hanno prospettive importanti. Non sottolineiamo sempre e solo i lati negativi, iniziamo anche ad esaltare gli esempi positivi che ci sono in queste realtà. Ecco, se impariamo a tirare fuori il buono che c’è in tutti i contesti, allora sì che lo sport può fare la differenza e aiutare i ragazzi a crescere secondo validi principi. La strada è questa, ma serve l’aiuto di tutti. Noi, di Milleculure, ci siamo.

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In Italia la ricerca fa da sempre rima con Telethon. Dal 1990 la Fondazione ha investito più di 450 milioni di euro in ricerca. Tra gli investimenti più significativi ci sono due istituti di ricerca dedicati allo studio delle malattie genetiche rare: il primo, fondato nel 1994, è l’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) che, dal 2014, ha sede a Pozzuoli, nell’ex “area Olivetti”.

Il secondo è l’Istituto San Raffaele – Telethon per la Terapia Genetica SR-Tiget, fondato a Milano nel 1995. Il Tigem studia i meccanismi alla base delle malattie genetiche, per poi sviluppare strategie preventive e terapeutica, concentrandosi su tre programmi strategici: biologia cellulare delle malattie genetiche, medicina genomica e terapia molecolare. All’interno del Tigem lavorano 15 gruppi di ricerca per circa 220 ricercatori. Il direttore è Andrea Ballabio, laureato in Medicina e chirurgia all’Università Federico II e specializzato in Pediatria. Ballabio è professore ordinario di Genetica medica presso il dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università “Federico II” di Napoli e visiting professor al Baylor College of Medicine di Houston e all’Università di Oxford. Si occupa da sempre di studiare i meccanismi alla base delle malattie genetiche.

Professore, lei è alla guida del centro Tigem dal 1994, dopo aver maturato prestigiose esperienze in ambito internazionale. E’ davvero così difficile fare ricerca in Italia, e al Sud in particolare?

Fare ricerca, in generale, è un lavoro molto difficile. È un lavoro che richiede un grande entusiasmo, ricco di grandi soddisfazioni, ma in cui non mancano le frustrazioni. Farlo in Italia, soprattutto al Sud, è sicuramente più complesso rispetto ad altri posti del mondo anche se, per fortuna, negli ultimi anni, le cose stanno decisamente migliorando. Devo dire che il vantaggio di avere un istituto di ricerca di eccellenza al Sud è che attira tanti giovani ricchi di entusiasmo e di talento che sono in cerca di strutture come la nostra. Al Tigem lavorano circa duecento scienziati, provenienti da tutto il mondo. Siamo una realtà estremamente competitiva, conosciuta in tutta la comunità scientifica e capace di attirare le menti migliori dall’Italia e da molti altri paesi. Essere riuscito a creare un Istituto come il Tigem, che è al livello dei migliori centri di ricerca internazionali, in un territorio difficile come il Sud Italia, mi rende estremamente orgoglioso.

 

Come è cambiato, nel bene e nel male, l’approccio (sia pubblico che privato) verso la ricerca in questi 25 anni?

L’approccio delle persone e delle Istituzioni nel corso di questi anni nei confronti della ricerca è cambiato in maniera radicale. La maggiore possibilità di diffondere le informazioni, in maniera sempre più rapida, quasi istantanea, ci permette di comunicare sia alla comunità scientifica che al grande pubblico le nostre scoperte durante tutto l’anno, e non solo durante la settimana della maratona televisiva, come accadeva anni fa. Il contatto è molto più diretto, e molto più frequente. Ovviamente, questa maggiore esposizione ha anche dei rischi, ma la consapevolezza di fare ricerca nel migliore dei modi possibili, in modo trasparente e seguendo standard internazionali e rigorosi, ci ha consentito di guadagnarci il rispetto anche dei più scettici. Anche le istituzioni hanno posto maggiore attenzione alla ricerca, garantendo risorse grazie a bandi regionali, nazionali e comunitari che ci hanno permesso di sviluppare molti progetti che hanno avuto una notevole ricaduta sul territorio campano.

 

Cosa e quali sono le malattie senza diagnosi? Quali obiettivi si prefigge il progetto nato presso il centro di Pozzuoli?

Le malattie genetiche senza diagnosi sono malattie estremamente complesse e gravi, che affliggono centinaia di bambini in tutta Italia, la cui causa non è stata identificata. Sono malattie così complesse da non poter essere diagnosticate con i test classici, o perché si presentano con caratteristiche cliniche molto particolari, talvolta mai descritte nella letteratura scientifica, o anche perché i test effettuati hanno dato tutti un risultato negativo. L’obiettivo del progetto Telethon Malattie Senza Diagnosi è quello di permettere a questi bambini di accedere ad analisi genetiche di nuova generazione, che analizzino tutto il loro genoma in maniera globale fino a scovare l’unico errore che può essere la causa dei loro sintomi. Fino ad oggi, abbiamo analizzato oltre seicento casi, grazie alla collaborazione di 14 centri di genetica pediatrica che operano in tutta Italia. In quasi il 50% dei casi, siamo stati in grado di identificare il difetto genetico che è alla base della malattia. Si tratta di un risultato molto importante, se paragonato a progetti analoghi realizzati in altri Paesi, in cui il tasso di diagnosi è intorno al 35-40%. Trovare una diagnosi non significa trovare una cura, ma rappresenta il punto di partenza per poter iniziare a studiare quella malattia con lo scopo ultimo di comprenderne i meccanismi e, dunque, sviluppare una terapia.

Questo progetto è stato adottato anche dalla società Union Gas e Luce di Aversa: una sua valutazione su questa sinergia e sul ruolo che può e deve avere il privato nelle attività di ricerca scientifica.

Il supporto delle aziende private è per noi molto importante. Grazie alle donazioni che riceviamo dalle varie realtà presenti sul territorio, tra cui Union Gas e Luce di Aversa, possiamo portare avanti i nostri studi, tenere alti i nostri standard e dare a giovani ricercatori la possibilità di lavorare in un ambiente estremamente stimolante per portare avanti i loro progetti di ricerca.

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Un impegno per Napoli nel segno dello sport. Di ritorno dalle Olimpiadi di Londra, dopo aver conquistato due medaglie e portato Napoli sul podio, Diego Occhiuzzi inizia a ragionare sul progetto che poi, di lì a poco, diventerà “Milleculure”.

La sfida è ambiziosa e il campione italiano di sciabola decide di condividerla con diverse eccellenze sportive e manageriali della città. Ecco Franco Porzio, presidente di Acquachiara, esempio di perfetta gestione degli impianti sportivi, e Vincenzo Ferrara, guida della Fondazione Cannavaro Ferrara. E poi ancora Carlo Palmieri, manager con ricca esperienza aziendale nel gruppo Carpisa Yamamay, Luca Corsolini, unico non napoletano, responsabile comunicazione di un progetto che riproduce il suo impegno come Olympic and Paralympic Content Coordinator per SKY Sport. E poi, naturalmente, tanti campioni come Massimiliano Rosolino, Patrizio Oliva, Pino Maddaloni, Pino Porzio, Ciro Ferrara, Manuela Migliaccio per la sezione paralimpica. Con l’agenzia Love Studio responsabile marketing, nasce un modello di lavoro sociale nello sport, fortemente innovativo, che cresce e si evolve in modo rapidissimo. Nasce così l’Associazione Milleculure, di cui Occhiuzzi è presidente, composta da un gruppo ricco di competenze e passioni diverse. “Siamo tutti motivatissimi e intenzionati a metterci al servizio della nostra città”, precisa. Il recupero della palestra di Soccavo è solo il primo tassello di un mosaico che abbraccia i quartieri di Napoli, quelli più ai margini e maggiormente esposti a illegalità e rischio criminalità. “Milleculure nasce con l’obiettivo di avvicinare lo sport a tutti, di creare momenti di condivisione e crescita. Siamo convinti – conclude Occhiuzzi – che nello sport ci siano i valori giusti per i nostri giovani”.

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L’asse Telethon-Union nasce tre anni fa, con la “Walk for life”, la marcia della solidarietà di Napoli che coinvolge ogni anno migliaia di persone. “Con Union c’è un rapporto forte, ormai consolidato.

Collaboriamo da anni e in questo lasso di tempo abbiamo messo in campo tante iniziative importanti che ora vogliamo, in qualche modo, calendarizzare, organizzare in maniera sistemica”, precisa Francesco Lettieri, referente Telethon per la Campania. L’impegno di Union è confermato anche dal recente riconoscimento attribuito a Giuseppe Esposito, Direttore Business di Union Gas e Luce, per la categoria Imprenditoria e sociale del “Premio Napoli per Telethon”. Un premio che rappresenta il naturale riconoscimento del percorso portato avanti da Union nel sociale, anche al fianco di Telethon. La società di Aversa ha inoltre adottato il progetto di ricerca dedicato alle malattie senza diagnosi, che ha come capofila il Tigem, l’Istituto di Ricerca della Fondazione Telethon a Pozzuoli, diretto dal professore Andrea Ballabio. Proprio presso il centro di eccellenza Union ha presentato il progetto “Energia alla ricerca” dando così il via alla partnership che ha visto la società campana protagonista in numerose iniziative per raccogliere fondi, come spettacoli a teatro, una serata di Gala a Villa Miani a Roma in occasione del Festival del Cinema di Roma e le shopping bag solidali natalizie. “Gli eventi organizzati sono tanti e di grande rilevanza, a testimonianza di un percorso condiviso destinato a produrre altri importanti risultati.

Ora vogliamo mettere tutto a sistema: credo sia opportuno – osserva Lettieri – anche per dare la giusta visibilità all’impegno di Union e non disperdere, tra le tante iniziative messe in campo, il loro fondamentale contributo nel sociale al nostro fianco”.

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“Lo sport è uno straordinario fattore di inclusione e aggregazione sociale, fondamentale per la crescita dei giovani. Come dico e sostengo da sempre, è una scuola di vita: i comportamenti che adotti nello sport sono gli stessi che ti caratterizzeranno nella quotidianità.

Un ottimo sportivo è destinato ad essere anche un buon cittadino. Certi valori, come il rispetto delle regole, l’inclusione e la capacità di stare in gruppo, sono principi cardine dai quali non si può prescindere”. Patrizio Oliva, tra i più grandi protagonisti della storia del pugilato italiano, è uno dei soci di “Milleculure”, società sportiva nata a Napoli per diffondere il valore sociale dello sport e provare ad aiutare e dare una prospettiva ai tanti ragazzi che vivono ai margini. L’ex pugile napoletano è impegnato in prima linea, con lo schermidore Diego Occhiuzzi, anche nell’organizzazione delle Universiadi che partiranno a Napoli il prossimo 3 luglio. “Sarà una straordinaria occasione di promozione dello sport e dei suoi valori ed una prestigiosa vetrina per la nostra regione. E’ un evento di grande richiamo internazionale, secondo solo alle Olimpiadi. Siamo pronti a cogliere e valorizzare al meglio questa grande opportunità per Napoli e la Campania”.

Come nasce l’impegno di Oliva in “Milleculure”?

E’ un’idea condivisa con Diego Occhiuzzi. Tutto è iniziato qualche anno fa, di ritorno dalle Olimpiadi di Londra, nel 2012. Ci siamo ritrovati a condividere la stessa voglia di fare qualcosa per i ragazzi, di provare a dare una mano per costruire un futuro migliore, creando un argine alla preoccupante crescita dei fenomeni criminali. Milleculure nasce con queste finalità e lo sport non poteva che essere il naturale riferimento del nostro impegno.

Come si possono concretamente aiutare i ragazzi a non abbandonare la strada maestra?

Guardi, tanti ragazzi entrano nelle baby gang solo perché sono soli e vogliono sentirsi coinvolti, in qualche modo protetti. Ma è chiaro che non può essere quella la strada giusta, è lo sport il riferimento corretto. Proprio per questo abbiamo ristrutturato la palestra a Soccavo, dove abbiamo registrato grande attenzione, non esclusivamente da parte di ragazzi a rischio. Abbiamo previsto una retta molto bassa per incentivare un po’ tutti e la risposta è stata decisamente positiva.

Nel progetto Milleculure c’è anche Union Gas e Luce.

Sì, mi ha colpito molto la disponibilità di quest’azienda. Sono stati loro a contattare me e Occhiuzzi e a chiedere di partecipare al nostro progetto. Ho conosciuto persone straordinarie, che hanno mantenuto gli impegni e dimostrato grande attenzione al sociale. Tanti si avvicinano, ma quando puoi vai a chiedere loro un impegno minimo vanno via, si allontanano. Magari pensano di farsi un po’ di pubblicità gratuitamente, ma noi chiediamo un sostegno solo per le cose che realizziamo, per i progetti che mettiamo in campo. Poi, è chiaro che chi ci sostiene, chi è al nostro fianco verrà sempre citato e messo in evidenza. Con Union è nata da subito una grande sinergia.

Quanto è importante la presenza di campioni dello sport per promuovere e veicolare le vostre attività?

Beh, i campioni rappresentano un grande richiamo. Cerchiamo di essere un buon esempio, un riferimento. Credo che i modelli positivi servano, soprattutto in un’epoca in cui il potere criminale sembra esercitare un grande fascino sulle nuove generazioni.

Crede che sia anche un po’ colpa di Gomorra e delle fiction che raccontano certe realtà?

Sono film fatti bene, non si discute. Non sono contrario a certe produzioni, ma non si può negare che all’estero, ma anche in alcune realtà italiane, passi il messaggio che Napoli e la Campania siano solo quello. E questo, a chi ama Napoli e il Sud, non può stare bene. Qui c’è tanta bellezza, proviamo a parlare anche di questo.

Ma i film sulla criminalità organizzata ci sono sempre stati.

E’ vero, ma se penso a “Il Padrino” o “Scarface” mi rendo anche conto che quelli erano film. Qui invece parliamo di fiction che durano anni e anni, con personaggi che, alla lunga, restano impressi e possono diventare modelli, soprattutto per quei ragazzi che vivono situazioni di marginalità. E’ un circolo che può diventare vizioso. Noi, con “Milleculure”, siamo impegnati tutti i giorni al fianco dei nostri giovani per dimostrare loro che un futuro migliore è possibile, senza perdere di vista la strada maestra della legalità, del vivere civile.

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La storia di UGM inizia nel 2005 dall’impegno di una famiglia di imprenditori dedita all’attività di vendita e trasporto di GPL per uso domestico e industriale fin dal 1960. Oggi UGM vuol dire vendita di gas, metano ed energia elettrica in tutt’Italia.

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Fra i tanti punti di forza di Union Gas e Luce è proprio il suo comparto. Qual è l’importanza di un servizio dedicato ai Grandi Clienti?

“Proporre delle consulenze personalizzate e specializzate è un modo diretto per cercare di venire incontro alle diverse esigenze delle grandi imprese. Abbiamo ritenuto opportuno creare delle offerte energetiche su misura per questi clienti, in maniera tale che potessero ottimizzare i loro costi d’impresa. Naturalmente, parliamo di utenze che registrano consumi superiori a 200mila metri cubi di gas e 500mila kW di energia. Dunque, aziende di grandi dimensioni e, soprattutto, distributori che vendono metano. È con loro che dobbiamo confrontarci quotidianamente per fornire un servizio calibrato sulle singole necessità”.

La vostra azienda può contare su un background solidissimo nel campo energetico, raggiunto con il passare degli anni. Questo, però, non vi ha appagato, anzi è diventata la molla per lanciarsi sulle nuove sfide del futuro…

“Assolutamente sì. L’esperienza fatta dall’avvio di questa attività rappresenta un bagaglio di conoscenze imprescindibile, dal quale ripartire ogni giorno per fornire la massima qualità nel servizio e nel prodotto offerti. Questo atteggiamento ci ha fatto consolidare nel tempo, al punto che oggi possiamo anche permetterci il lusso di effettuare una selezione dei clienti. Vogliamo continuare a crescere con loro e per questo guardiamo sempre avanti per stare al passo con la tecnologia”.

Quali sono stati i motivi che vi hanno indotto ad entrare anche nel comparto Energia Elettrica?

“Essenzialmente uno: quello di poter completare la nostra offerta. La decisione è arrivata nel momento in cui siamo stati certi di poter affrontare questo nuovo impegno. Con un’attività già consolidata e una clientela importante acquisita per la fornitura del metano, in un certo senso, siamo stati avvantaggiati. Dopo un’analisi del mercato e delle nostre capacità di adattamento, quindi, abbiamo fatto questa scelta. Era fondamentale farla in quel momento e siamo stati premiati. Chi ci conosceva già, infatti, è passato subito con noi, sapendo di poter contare sulla nostra professionalità e su un’assistenza curata nei minimi dettagli”.

I prossimi progetti?

“Senza dubbio un ulteriore allargamento sul territorio nazionale. Abbiamo in programma l’apertura di uffici anche ad Avellino, Caserta e Napoli e in altre città non solo campane ma lungo tutto lo Stivale. Una serie di infopoint per avere un contatto personale con la clientela e fornire un’assistenza diretta operatore-utente. Sull’autotrazione, in particolare, dove già operiamo in tutta Italia con numerosi distributori di metano, abbiamo deciso di espanderci e portare i nostri servizi a radicarsi ancor di più in tutte le regioni”.

Perché un utente dovrebbe scegliere Union Gas e Luce?

“Ci sono tante ragioni per farlo. Innanzitutto perché forniamo un servizio affidabile e un’assistenza efficiente, lavoriamo con grande professionalità e i nostri consulenti energetici effettuano una profilazione dedicata per i consumi dei nostri clienti. Ma anche perché siamo costantemente al fianco degli utenti in base alle loro diverse esigenze”.