Union Gas e Luce al fianco di Fondazione Telethon nel progetto “NeMO”. Uno dei posti letto previsti nell’ospedale “Monaldi” di Napoli porterà infatti il nome dell’azienda di Aversa che ha deciso di sostenere l’iniziativa destinata alle persone affette da malattie neuromuscolari, con particolare attenzione alla sclerosi laterale amiotrofica, alle distrofie muscolari e alle amiotrofie spinali.

Il Centro Clinico NeMO Napoli, che dovrebbe aprire i battenti entro la fine di aprile, nasce da un accordo di partenariato pubblico-privato, sottoscritto con la Regione Campania e l’Azienda Ospedaliera Specialistica dei Colli.

“Con Union c’è una condivisione che va avanti da anni, e il nuovo impegno conferma la grande attenzione di quest’azienda verso il sociale e il nostro territorio”, precisa Francesco Lettieri, referente Telethon per la Campania.

Presso il Centro Clinico NeMO di Napoli, che sarà dotato di 23 posti letto di degenza ordinaria e 3 posti per Day Hospital su una superficie di quasi 1.500 metri quadri, si effettueranno diversi regimi di intervento: ricoveri, servizi ambulatoriali ad alta specializzazione e Day Hospital.

Sarà un centro di eccellenza ad alta specializzazione per le malattie neuromuscolari, patologie fortemente invalidanti come la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), le distrofie muscolari e l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA).

Union, grazie soprattutto all’impegno del Direttore Giuseppe Esposito, ha deciso di adottare una stanza all’interno del centro. Uno sforzo importante che ci consente di essere sempre più vicini alle persone e alle famiglie che vivono situazioni difficili. Basti pensare – precisa – che, oggi, coloro che sono affetti da queste malattie sono costretti a lunghi viaggi e continui spostamenti da un presidio ospedaliero all’altro”.

Una “via crucis” destinata ad essere interrotta dai nuovi Centri Nemo. “Tutte queste attività verranno svolte e garantite all’interno della stessa struttura sempre con gli stessi riferimenti medici. I Centri Nemo prenderanno inoltre in carico non più solo il paziente, ma l’intera famiglia. Un fattore non da poco – osserva Lettieri – soprattutto quando i pazienti sono bambini o comunque minori”.

L’approccio di cura vede infatti il paziente e la sua famiglia al centro di un percorso di presa in carico, dal momento del ricovero, fino al suo rientro a casa.

Il centro napoletano, che sarà il più grande dei primi otto (di cui quattro sono già attivi e altrettanti sono in via di ultimazione), guarderà anche al basso Lazio, alla Puglia, alla Calabria, alla Basilicata e al Molise. A fronte di una richiesta potenziale di 18mila utenti, avrà una capacità ricettività per 2800 pazienti.

“Oggi il riferimento per la Campania è Roma, dove opera una struttura assolutamente insufficiente per un bacino di utenti molto vasto che va ben oltre il Lazio. A Napoli, come già avviene per il centro di Milano con il vicino istituto di ricerca Niguarda, si opererà – conclude Lettieri – in simbiosi con il Tigem di Pozzuoli, con ulteriori vantaggi per i pazienti”.